Il 16 agosto 2025, la città di Galatina ha accolto con entusiasmo la prima edizione de Il volto del jazz, un evento che si è subito imposto come una delle novità culturali più interessanti dell’estate salentina. La manifestazione, organizzata dall’associazione Quelli di Piazza San Pietro 2.0 e diretta artisticamente da Mario Masciullo, ha trasformato il cuore della città in un palcoscenico a cielo aperto, capace di fondere musica, memoria e partecipazione collettiva.
La serata, che ha avuto inizio alle 21.30, ha visto protagonista l’Hammond trio guidato con Aldo Di Caterino , un progetto musicale che ha saputo regalare emozioni autentiche grazie a una scaletta raffinata e al tempo stesso coinvolgente.
La cornice e la presentazione
Davanti a un pubblico numeroso e attento, il direttore artistico Mario Masciullo ha aperto l’appuntamento introducendo lo spirito de Il volto del jazz. Prima ancora che le note risuonassero nella piazza, Masciullo ha scelto di condurre il pubblico in un breve viaggio nella storia del genere, ricordando i grandi maestri che hanno reso il jazz un linguaggio universale: John Coltrane, simbolo di intensità e ricerca spirituale; Chet Baker, il trombettista dalla voce fragile e struggente; Ella Fitzgerald, la “First Lady of Song”; e Duke Ellington, il compositore e direttore che ha cambiato la storia della musica afroamericana.
Questa introduzione, densa ma accessibile, ha avuto lo scopo di mettere tutti, anche i meno esperti, nella giusta predisposizione d’animo per apprezzare l’essenza del concerto. È in questo equilibrio tra divulgazione e spettacolo che la rassegna Il volto del jazz intende muoversi: raccontare, oltre che suonare.
Il concerto: standard e rivisitazioni
Il palco è stato quindi lasciato all’Hammond trio ed Aldo Di Caterino, che ha proposto una selezione di brani capaci di far vibrare corde intime e collettive. Tra i momenti più intensi, una rilettura elegante di Estate di Bruno Martino – brano che rappresenta un classico assoluto del repertorio italiano e che continua a essere reinterpretato dai jazzisti di tutto il mondo – e una versione personale di Summertime di George e Ira Gershwin, tratto dallo storico musical Porgy and Bess.
Non meno suggestiva l’esecuzione di You Don’t Know What Love Is, ballad resa immortale da voci e strumenti di giganti come Billie Holiday e Miles Davis. I musicisti hanno dimostrato di saper unire rispetto per la tradizione e originalità interpretativa, senza mai scivolare nella ripetizione scontata.
A rendere la serata ancora più speciale è stata la presenza di un ospite inatteso: il chitarrista Cesare Vincenti, musicista originario di Galatina ma da anni trapiantato a Modena, che ha portato sul palco una ventata di energia e un legame affettivo con la città d’origine. La sua partecipazione ha aggiunto un ulteriore tassello al mosaico musicale della serata.
Il momento del ricordo
Ma Il volto del jazz non è stato solo musica. Durante la serata, infatti, c’è stato un momento toccante dedicato alla memoria del funzionario galatinese Pierantonio Colazzo, caduto a Kabul nel 2010. In suo ricordo, è stato donato un bonsai di ulivo, simbolo di pace, immortalità e legame con la terra salentina.
Alla cerimonia erano presenti anche i nipoti del compianto Colazzo, e il pubblico ha accolto con commozione questo gesto che ha trasformato il concerto in una celebrazione di valori universali. L’ulivo, pianta radicata nella cultura mediterranea, ha così assunto il ruolo di ponte tra la memoria personale e la dimensione collettiva, rafforzando l’idea che la musica, come la vita, trova senso nella condivisione.
Il pubblico e la risposta della città
Gli applausi calorosi che hanno più volte interrotto le esecuzioni testimoniano quanto il pubblico abbia apprezzato la proposta artistica. Nonostante il jazz sia talvolta considerato un genere di nicchia e non sempre immediato, la piazza ha mostrato attenzione e curiosità, dimostrando che, se presentata con passione e cura, questa musica è in grado di arrivare a tutti.
L’entusiasmo della serata lascia ben sperare per il futuro della rassegna: Il volto del jazz sembra destinato a crescere e a diventare un appuntamento stabile nel calendario culturale salentino, magari con un programma ancora più ampio e con tappe in altre località.
Un progetto culturale, non solo musicale
Il successo della prima edizione è dovuto anche all’impostazione data dal direttore artistico e dagli organizzatori: non un semplice concerto, ma un vero progetto culturale che utilizza il jazz come linguaggio di integrazione e dialogo. In un’epoca segnata da divisioni e conflitti, il jazz – nato dall’incontro tra culture diverse – diventa metafora di un mondo che può e deve imparare a suonare insieme.
Non a caso, la serata si è chiusa con una citazione del compianto Ezio Bosso: “Perché la musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme”. Una frase che sintetizza alla perfezione lo spirito dell’evento e la visione di Il volto del jazz.

Il futuro de Il volto del jazz
L’auspicio espresso dagli organizzatori è che questa sia solo la prima tappa di un percorso più ampio. Portare il jazz in piazza significa rendere accessibile un patrimonio culturale che non appartiene solo agli esperti o agli appassionati, ma che può parlare a chiunque sia disposto ad ascoltare.
Galatina, con la sua storia e la sua vocazione culturale, si candida così a diventare un punto di riferimento per chi cerca nel jazz non solo intrattenimento, ma anche stimolo alla riflessione, occasione di incontro e strumento di crescita comunitaria.
La prima edizione de Il volto del jazz ha dimostrato che il Salento non è solo terra di pizzica e tradizioni popolari, ma anche un luogo dove il jazz può trovare casa e nuovo pubblico. La musica di Aldo Di Caterino ed Hammond Trio, l’energia di Cesare Vincenti, il ricordo commosso di Pierantonio Colazzo e la partecipazione calorosa dei cittadini hanno reso questa serata un successo.
Se il buongiorno si vede dal mattino, Il volto del jazz è destinato a diventare molto più di un festival: un vero laboratorio culturale, capace di unire passato e futuro, memoria e innovazione, locale e globale. Perché, come ci insegna il jazz, ogni nota conta, ma il vero miracolo avviene quando le note si intrecciano insieme.

