Riecco il Jazz Mood Day, il festival diffuso
che propone in tutta Italia lezioni-concerto,
laboratori corali, jam session, documentari e molto altro
All’origine dell’iniziativa c’è una forte vocazione educativa e divulgativa. Il Jazz Mood Day, infatti, non si limita a proporre concerti o momenti performativi, ma si configura come un laboratorio diffuso in cui la musica diventa strumento di crescita, inclusione e dialogo. Partito dalle esperienze di Bergamo e Piacenza, il progetto si è ampliato grazie alla rete delle scuole di musica del terzo settore riunite nell’Associazione nazionale scuole jazz e musiche audiotattili (ANSJ), alla collaborazione con 63 scuole pubbliche della rete Jazz Mood Schools e al coinvolgimento delle biblioteche scolastiche Bibloh!. Oggi la manifestazione abbraccia Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia, confermando la sua dimensione nazionale.

L’ispirazione iniziale è legata all’International Jazz Day del 30 aprile, la giornata istituita dall’UNESCO per celebrare il jazz come patrimonio immateriale dell’umanità. Tuttavia, nel corso degli anni, il Jazz Mood Day ha saputo andare oltre questa ricorrenza simbolica, strutturandosi come un vero e proprio percorso educativo che si sviluppa nell’arco di diverse settimane. Il jazz viene così presentato non solo come genere musicale, ma come pratica culturale capace di promuovere valori fondamentali quali la pace, la libertà di espressione e il rispetto reciproco.
Uno degli aspetti più innovativi della rassegna è l’approccio pedagogico adottato. Al centro vi è il paradigma audiotattile, un modello che privilegia l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta, l’ascolto e il coinvolgimento corporeo. In questo contesto, la musica si intreccia con altri linguaggi espressivi: dalle fiabe ai cartoon, dall’animazione alla body percussion, fino al movimento e alla dimensione orchestrale. Un sistema articolato che rende il jazz accessibile anche ai più piccoli, accompagnando gli studenti dalla scuola dell’infanzia fino ai licei.
Sono oltre 6.000 gli studenti coinvolti ogni anno, protagonisti attivi di laboratori, lezioni e performance. Non semplici spettatori, dunque, ma partecipanti di un processo creativo che stimola immaginazione, percezione e capacità relazionali. L’apprendimento diventa così inclusivo e condiviso, favorendo il lavoro di gruppo e il senso di appartenenza.

Particolarmente interessante è anche il legame con la valorizzazione dei giovani talenti. Il festival ospita infatti i vincitori del Concorso Chicco Bettinardi 2025, offrendo loro una vetrina importante e contribuendo alla costruzione di un nuovo pubblico e di una nuova generazione di musicisti.
Tra le iniziative collaterali spicca la proiezione del docufilm “La cantina, altri appunti sul jazz”, diretto dal sassofonista Andrea Polinelli. Il film racconta la nascita e lo sviluppo del jazz a Bologna nella seconda metà del Novecento, attraverso le testimonianze di figure centrali della musica e della cultura italiana. Un momento di riflessione storica che si affianca alle attività performative, sottolineando l’importanza della memoria e della tradizione.
Le parole degli ideatori sintetizzano bene lo spirito della manifestazione. Angelo Bardini sottolinea l’importanza della formazione musicale come investimento sul futuro, mentre Claudio Angeleri evidenzia il valore di una rete che mette in relazione scuole, associazioni, istituzioni e musicisti, animata da una passione condivisa.
In un contesto spesso segnato da una scarsa attenzione al merito e alla cultura musicale, il Jazz Mood Day si afferma dunque come un’esperienza virtuosa, capace di coniugare didattica, creatività e partecipazione. Un progetto che non solo diffonde il jazz, ma contribuisce a costruire comunità, stimolare nuove energie e formare cittadini più consapevoli attraverso il linguaggio universale della musica.
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